Un mare di parole,
tracce di luce,
raccoglierne i fiori
nelle mani.
Ilaria Daddario
Raccolta casuale del piacere e della bellezza di scrivere e condividere parole e forse, qualcosa in più. Racconti brevi, poesie, viaggi, pensieri, improvvisazioni. Sensazioni sulla pelle.
giovedì 28 novembre 2019
Ricerca
Ricerca, anima
un altro sguardo,
sotto un cielo immobile.
Incursione nella mia mente.
Leggere ora saprei
i colori di ogni passo
accanto a me.
Ilaria Daddario
un altro sguardo,
sotto un cielo immobile.
Incursione nella mia mente.
Leggere ora saprei
i colori di ogni passo
accanto a me.
Ilaria Daddario
Spalancati
griderei la pienezza,
il profumo dell'orizzonte.
Grata,
accarezzo,
senza timore.
Ilaria Daddario
martedì 16 aprile 2019
Foto
L'ha posata sul mobile marrone scuro, vicino alla finestra, quello con il graffio profondo. Credo di non averlo visto mai senza quel graffio.
Mi ha detto di non toccarla fino al suo ritorno. Adorabile tentativo di tenersi strette le sue cose, il suo contenitore di bellezze immortali, la sua illusione di avere il tempo stretto fra le mani. In fondo quanta cura ci vuole per scattare una foto, una di quelle che sembrano stare in silenzio e invece urlano istanti.
È tornata, l'ha sollevata portandosela al petto e mi ha sorriso compiaciuta, prima di sparire dietro la porta. Ho pensato che siamo talmente complessi, che poi amiamo le cose semplici.
Sposto gli occhi sulla finestra e mi accorgo che la luce è diventata più debole: sfacciato e fiero, il sole ha deciso che per oggi può bastare.
Spazio ad una luce nuova.
Ilaria Daddario
lunedì 25 marzo 2019
In aeroporto
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| Disegni di Gaetano Volpe |
Mi piacciono gli aeroporti. E le stazioni. E quei posti traboccanti di gente che si muove in così tante direzioni diverse. Ma gli aeroporti soprattutto. Il paradosso di pareti sterili e bianche destinate ad accogliere poi così tanti colori. Un insieme di vite che si sfiorano, pur essendo profondamente lontane. Un concentrato di diversità. E possibilità. Ed emozioni di ogni genere. Credo che tutti qui abbiano qualcosa tra le mani. Che sia una speranza o una delusione, un'avventura o un progetto, che sia un'abitudine o una novità, un addio o magari un incontro. Hanno tutti un motivo negli occhi, uno per ogni età, uno per ogni storia. E alcune storie hanno dei dettagli così belli da guardare. Come gli occhi di
un bambino curioso di vedere le nuvole da vicino. Come un abbraccio sincero tra chi ancora non sa quando potrà stringersi ancora. Sembra quasi di guardare da un buco della serratura ciò che succede oltre la porta della propria storia.
Ilaria Daddario
giovedì 21 marzo 2019
Portami laggiù
Non importa dove,
per caso
la tua anima
da te stessa.
Eccoti,
chiara,
semplice
La penna scriverà di te
ancora,
emozionante,
immersa.
Portami laggiù,
fra le tue mani
fluttuo.
Tu sorridi,
sempre.
per caso
la tua anima
da te stessa.
Eccoti,
chiara,
semplice
La penna scriverà di te
ancora,
emozionante,
immersa.
Portami laggiù,
fra le tue mani
fluttuo.
Tu sorridi,
sempre.
Ilaria Daddario
Poesia creata con il Metodo Caviardage.
Pagina originale tratta da "Che tu sia per me il coltello".
Pagina originale tratta da "Che tu sia per me il coltello".
venerdì 1 febbraio 2019
Oltre la superficie
Uno spiraglio mi spinge oltre.
Oltre le incertezze, mi fa credere in qualcosa, nella gente, nelle sensazioni, nelle occasioni.
Mi vibra dentro, oltre la superficie dura, oltre i contorni limitanti, oltre la pelle imperfetta, fino in fondo alla mia verità più coraggiosa.
Era da un po' che non scrivevo: un blocco, un ostacolo, un'ispirazione che non arriva, una prontezza che non sento.
Eppure, con l'assurdo e con l'incerto, in questa penna generosa, trovo sempre ciò che sto cercando.
venerdì 25 gennaio 2019
Qualcosa di buono
Quante persone ho incontrato sulla mia strada. Quante ne incontro e quante ancora mi aspettano chissà dove. Adoro la bellezza degli incontri, delle conoscenze, di quella curiosità sincera che nasce dalle novità, da ciò che ancora non si conosce, dal mistero della scoperta. Amo tutto quello che posso assorbire dalla gente che ha qualcosa di buono da darmi.
Ilaria Daddario
lunedì 13 agosto 2018
Inaspettate mani
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| Fotografia di Paolo Ferruzzi |
Radici della volontà e delle intenzioni,
le mani del saper fare.
Riscoperta di sensi e sensazioni,
le mani del tatto.
Mani utili.
Mani sincere.
Prolungamento dell’istinto e della passione,
le mani del desiderio.
Mani esigenti.
Mani gentili.
Forti per sopportare pesi
dolci per sollevare anime,
le mani della protezione.
Mani curiose.
Mani che imparano.
S’incontrano e stringono,
le mani degli incontri.
Mani incerte.
Mani che donano
e che accarezzano,
inaspettatamente.
le mani del saper fare.
Riscoperta di sensi e sensazioni,
le mani del tatto.
Mani utili.
Mani sincere.
Prolungamento dell’istinto e della passione,
le mani del desiderio.
Mani esigenti.
Mani gentili.
Forti per sopportare pesi
dolci per sollevare anime,
le mani della protezione.
Mani curiose.
Mani che imparano.
S’incontrano e stringono,
le mani degli incontri.
Mani incerte.
Mani che donano
e che accarezzano,
inaspettatamente.
Ilaria Daddario
Pubblicato sulla posterzine mensile (versione telematica) Locomotiv
http://www.asslastazione.it/2018/10/07/inaspettate-mani/lunedì 30 luglio 2018
Ciao Nonno
Questo scritto non nasce solo per dire che mio nonno Francesco è stato uno splendido nonno, ma nasce soprattutto dalla voglia di raccontare come e cosa lui è stato attraverso i miei occhi. Quando ero molto piccola, i baci a lui non li volevo dare; oggi ho 26 anni e in questi altri anni ho recuperato tanto da meritare di essere chiamata per una vita intera "la bella del nonno", espressione che mi fa sorridere il cuore solo a pensarci. Adesso che è andato via, si porta con sé tutti quei baci e un pezzo grande di me. Un po' della me bambina e un po' della me ormai donna. Quello più dolce e insieme più testardo. Perché si, mio nonno era ostinato, caratterialmente forte, a volte troppo; le sue idee non le hanno buttate giù neanche a suon di urla. Lo stesso uomo che poi con occhi piccoli e dolci mi diceva "Sai a cosa servono i nipoti?A tenere in vita i nonni". Lo stesso che ha pianto per i miei traguardi e che mi ha detto sempre "Stai attenta ai maschietti". Lui ha sempre guidato per lavoro e con la sua auto da ragazzina mi ha accompagnata ovunque; in quei momenti amava chiacchierare e raccontare di sé e ciò mi ha permesso di conoscerlo davvero. Poi ovviamente ha voluto insegnarmi lui a guidare. Quando penso a lui, ricordo quanto è potente la determinazione in una persona, ripenso agli insegnamenti, ai proverbi, alle frasi da repertorio che lui iniziava e io dovevo completare, alle partite a carte e a dama e a quanto tutte, e dico tutte ,le volte si divertiva cercando di barare per vincere. Se tutt'ora mi piacciono i cruciverba è perché giocavo con lui a chi indovinava più parole ed era uno dei suoi modi di dedicarsi a me cercando anche di insegnarmi ciò che sapeva. Penso a lui e riconosco la bellezza dell'amare una donna per una vita intera, perché i miei nonni insieme sono per me la dimostrazione che l'amore esiste e che può durare fino all'ultimo istante; rivedo i baci che si sono dati fino a pochi giorni fa e poi li rivedo al centro sala durante la festa del loro anniversario, quando lui durante il ballo le teneva la mano stretta sul proprio petto. Mi ha insegnato a dialogare e confrontare le opinioni. Mi ha dimostrato come ci si diverte davvero alle feste di matrimonio, cioè mangiando e ballando il Rock&Roll. Mi ha insegnato ad essere fiera di me, con quanto orgoglio diceva a tutti che ero la sua dottoressa. Mi ha insegnato che da grandi si impara più che da bambini. È impossibile descrivere ogni ricordo e dono che ho ricevuto da mio nonno, è stata una fortuna averlo nella mia vita, una ricchezza enorme. L'intensità con la quale lo porto dentro, supera di gran lunga qualsiasi addio. Ti voglio bene nonno, fai buon viaggio, io ti porto con me.
Ilaria Daddario
mercoledì 27 giugno 2018
Marocco
![]() |
| Fotografia di Ilaria Daddario |
Abiti comodi, zaino
pieno di curiosità e parecchia voglia di avventura a fare da guida: così ho
affrontato questo viaggio in Marocco, sorprendendomi di ogni dettaglio con
entusiasmo. È bastato poco per rendermi conto di quanto questo luogo fosse
stravagante, vivo, caotico e travolgente; piena di gente e tipicità, rumorosa e
vivace, misteriosa e religiosa, Marrakech ha mille facce, odori, colori, sapori.
Durante quei giorni ho spalancato gli occhi molto spesso, incredula, sorpresa e
affascinata, rapita da abitudini e tradizioni di cui non sapevo quasi nulla. Ho
conosciuto persone gentili, mi hanno aiutata, mi hanno offerto del tè svariate
volte, mi hanno fatto regali e raccontato storie del posto solo per il gusto di
farlo e poi ho incontrato anche gente scaltra dai sorrisi accattivanti di chi vuole
solo guadagnarci qualcosa. Ho visto bambini stupendi giocare nei vicoli stretti
e anziani vispi al lavoro o addormentati nei carretti agli angoli delle strade;
e poi ho visto tanto lavoro, a tutte le età, abilissimi commercianti dalla voce
squillante e tante bellissime donne orgogliose dei loro veli colorati e dei
loro abiti tradizionali. Hanno tutti sguardi curiosi che scrutano, uguali ai
nostri del resto. Ho visto luoghi pazzeschi colmi di storie intriganti e ho
respirato natura e città insieme; ho scoperto perché viene chiamata terra rossa
e ho ammirato come in uno stesso territorio possano convivere sorprendentemente
mare, deserto e città imperiali. Il suono allegro dei tamburi africani risuona
ovunque e dalle mani di chiunque, compresi i bambini. Gli odori del cibo si
diffondono in ogni dove, in particolare quelli delle numerose spezie:
impossibile non assaggiarle, soprattutto nel tipico Tajin, preparato in così
tante versioni, ovunque, a qualsiasi ora! La Medina è davvero un labirinto come
si sente dire e davvero il primo giorno si può girare per due ore e mezza tra
quelle viuzze cercando il proprio Riad; riuscire ad orientarsi sembrava
impossibile, mi sentivo quasi smarrita. Poi, incredibilmente, in poco tempo e
senza nemmeno poi così tanta attenzione, è successo che quelle strade le ho
sentite un po’ più mie, ho imparato a muovermi con sicurezza e la sensazione è
stata così piacevole che non volevo smettere più di camminare. Faccio fatica a
descrivere fedelmente tutto quello che ho visto, ogni descrizione resta
incompleta. Quando sono arrivata in piazza Jemaa El-Fnaa, patrimonio Unesco, ho
creduto di trovarmi in uno dei posti più stravaganti e bizzarri; ci sono stata più
e più volte e ogni foto scattata si è rivelata sempre diversa, seppur dello stesso
scorcio. È una piazza che non si ferma mai, centro vitale della città di
Marrakech, concentrato di tradizioni arabe tramandate e delle attività più
disparate, dinamica e divertente, colorata e dalle mille sfumature: cambia aspetto
ad ogni ora. La circondano locali e bar dalle cui terrazze si può ammirare
quanto e come il sole la sfiori sempre in modo diverso, soprattutto durante il tramonto
mozzafiato. E poi, al centro, qualsiasi cosa: indovini e mendicanti, giocolieri
e acrobati, cantastorie e saltimbanchi, volatili o scimmie che si esibiscono,
musicisti, incantatori di serpenti, donne che tatuano decorazioni con l’henné
su mani e piedi, cocchieri e carrozze trainate da cavalli, bancarelle e
carretti, artisti e venditori e chi più ne ha, più ne metta. Tutt’intorno, il
traffico indomabile della città in cui si mescolano carri trainati da asini,
calessi con cavalli, automobili, biciclette, moto e pedoni, tutti nella stessa
strada! Arriva la sera e con la suggestiva Moschea sullo sfondo, la piazza si
illumina, trasformandosi in un grande ristorante a cielo aperto in cui gustare
qualsiasi piatto tipico a pochi dirham, spesso accolti da cuochi allegri che
festeggiano ogni decina di minuti. Ogni giorno è uno spettacolo nuovo e senza
tempo. E poi ho adorato perdermi per le vie strette e inesauribili del Suq, tra
bancarelle colorate e instancabili artigiani. Imparare parole arabe e conoscere
le loro storie. E poi passare la notte in un accampamento berbero nel deserto
del Sahara, immenso, con solo l’essenziale da condividere con tanta gente
diversa e allo stesso tempo unita. Di quel deserto non vedevo l’inizio né la
fine, un po’ come succede con il mare; lo sguardo si perdeva tra i canti di
quelle dune così misteriose e il panorama era eccitante e spaventoso allo
stesso tempo. L’ho guardato in diversi momenti del giorno e della notte e ogni
volta la vista era sempre uguale ma in realtà sempre diversa, in continuo
cambiamento, in accordo col vento. Ho guardato l’alba sul dorso di un
dromedario e ho visto un cielo e delle stelle che mai avevo visto prima di quel
momento.
Mi sono sentita nel
posto giusto, al momento giusto.
Ilaria Daddario
venerdì 22 giugno 2018
Ingenui istanti
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| Fotografia di Roberto Bramati |
Quanto spesso si fa attenzione alle piccolezze, agli istanti apparentemente più semplici e banali? Come l’istante in cui uno sguardo si posa curioso, in cui una mano sfiora delicata. Dettagli lasciati al caso, figli di abitudini a cui non si presta abbastanza attenzione. L’istante in cui nasce spontaneo un sorriso, in cui un sapore diventa buono. L’istante in cui un profumo si diffonde o in cui parte quella canzone perfetta. Piccole bellezze ordinarie, ingenuo benessere per l’anima. L’istante in cui ci si sorprende per qualcosa, gli istanti di attesa prima di un finale. Fortune di ogni giorno. L’istante in cui un amico chiama o quello in cui giunge un bacio inatteso. L’istante in cui un vento fresco ordina i pensieri e l’istante in cui le onde calme del mare toccano la pelle accaldata dopo ore di sole. L’istante in cui ti rendi conto che la strada che percorri è quella giusta e quello in cui capisci che di istanti così non ne hai mai abbastanza.
Ilaria Daddario
Pubblicato sulla posterzine mensile (versione telematica) Locomotiv
http://www.asslastazione.it/2018/07/09/ingenui-istanti/
sabato 9 giugno 2018
Note
Suona la chitarra qui davanti a me e gli sorridono gli occhi.
Muove le dita sulle corde e sui tasti per riprodurre dei suoni, delle melodie, delle emozioni.
Suona, e mentre lo fa mi guarda e sembra che quegli accordi li strimpelli direttamente sulla mia pelle: lenti o veloci, precisi, diretti, penetranti, li sento miei allo stesso modo.
Come una canzone che ti entra dentro, e non puoi fare a meno di cantare.
Ilaria Daddario
martedì 22 maggio 2018
Vento di libertà
si insinua tra i capelli, sulla pelle.
Come una parola sussurrata
mi sfiora i vestiti
e l'incertezza
di osare smisuratamente
o ancora troppo poco.
Come un profumo attraente
accarezza le mani
e le mie sensazioni.
Come un suono delicato
mi racconta di poesie,
di storie lontane,
e di me.
Come una novità
che si affaccia incosciente,
colora il sentiero
e orienta i sensi,
il vento della mia libertà.
Ilaria Daddario
venerdì 27 aprile 2018
Dettagli di un viso
Quando cerco di osservare un viso, e intendo osservarlo davvero, faccio qualcosa di complicatissimo. Esiste qualcosa di più autentico di un viso? Non so mai da dove cominciare. Mi confonde, poi mi affascina, poi mi disorienta per quanto audace possa essere il ritrovarsi immobilizzato in un volto che ha tanto da dire. Puoi osservare le tonalità dei colori caldi e tutte quelle sfumature. O le linee così naturali, imperfette, profonde. O i contorni, spesso imprecisi, sempre bellissimi. E poi tutte quelle curve che si creano a partire da un solo movimento, da un'espressività quasi sempre spontanea e sincera. Quella voglia strana di toccare un viso, di accarezzarlo piano, di esplorarlo sfiorando ogni lineamento. È come un libro di cui guardi la copertina, perpoi sfogliarne ogni pagina con le mani. È come scommettere quando sei del tutto incerto dell’esito, è come
un viaggio in solitaria verso luoghi insoliti che non conosci. Guardo a fondo per scovare in ogni centimetro un dettaglio particolare, un colore nuovo, un’imperfezione unica che forse non troverò in nessun’altro mai, chissà. Mi piace guardare come ognuno indossa il proprio viso, che colori ci abbina per completarlo, in che occasioni lo sfoggia con audacia, un po’ come un abito. Mi piace pensare a come quegli occhi potrebbero stare su di me, come un abito. Guardo i visi per comprendere, o forse semplicemente per dare a me stessa
la possibilità di lasciarmi andare all’autenticità delle espressioni. Per conoscere delle storie; per dimenticarne e poi riscoprirne di nuovo l’incredibile potere. Per potermi perdere in occhi nuovi o in sorrisi mai visti prima. Fino a trovare poi, tra questi, quel viso estremamente bello. Per me. Comodo, colorato, diverso, che sta bene sempre. Su di me. Come il mio abito preferito.
Ilaria Daddario
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