martedì 22 maggio 2018

Vento di libertà


Come una polvere, leggera
si insinua tra i capelli, sulla pelle.
Come una parola sussurrata
mi sfiora i vestiti
e l'incertezza
di osare smisuratamente
o ancora troppo poco.
Come un profumo attraente
accarezza le mani
e le mie sensazioni.
Come un suono delicato
mi racconta di poesie,
di storie lontane,
e di me.
Come una novità
che si affaccia incosciente,
colora il sentiero
e orienta i sensi,
il vento della mia libertà.


Ilaria Daddario

venerdì 27 aprile 2018

Dettagli di un viso



Quando cerco di osservare un viso, e intendo osservarlo davvero, faccio qualcosa di complicatissimo. Esiste qualcosa di più autentico di un viso? Non so mai da dove cominciare. Mi confonde, poi mi affascina, poi mi disorienta per quanto audace possa essere il ritrovarsi immobilizzato in un volto che ha tanto da dire. Puoi osservare le tonalità dei colori caldi e tutte quelle sfumature. O le linee così naturali, imperfette, profonde. O i contorni, spesso imprecisi, sempre bellissimi. E poi tutte quelle curve che si creano a partire da un solo movimento, da un'espressività quasi sempre spontanea e sincera. Quella voglia strana di toccare un viso, di accarezzarlo piano, di esplorarlo sfiorando ogni lineamento. È come un libro di cui guardi la copertina, perpoi sfogliarne ogni pagina con le mani. È come scommettere quando sei del tutto incerto dell’esito, è come
un viaggio in solitaria verso luoghi insoliti che non conosci. Guardo a fondo per scovare in ogni centimetro un dettaglio particolare, un colore nuovo, un’imperfezione unica che forse non troverò in nessun’altro mai, chissà. Mi piace guardare come ognuno indossa il proprio viso, che colori ci abbina per completarlo, in che occasioni lo sfoggia con audacia, un po’ come un abito. Mi piace pensare a come quegli occhi potrebbero stare su di me, come un abito. Guardo i visi per comprendere, o forse semplicemente per dare a me stessa
la possibilità di lasciarmi andare all’autenticità delle espressioni. Per conoscere delle storie; per dimenticarne e poi riscoprirne di nuovo l’incredibile potere. Per potermi perdere in occhi nuovi o in sorrisi mai visti prima. Fino a trovare poi, tra questi, quel viso estremamente bello. Per me. Comodo, colorato, diverso, che sta bene sempre. Su di me. Come il mio abito preferito.

Ilaria Daddario

giovedì 19 aprile 2018

Come la famiglia

Come la famiglia

Straordinaria

come il sole improvviso in un cielo opaco.

Come un posto in cui tornare a fine giornata,

Rassicurante.




Imprevedibile

come la natura,

come una strada dissestata,

pericolosa.




Come le ordinarie abitudini quotidiane,

costante.

Sicura,

Come ciò che si conosce quanto basta.



Colorata,

come un paesaggio acquerellato,

come una fiamma incessante.

Calda,

come una coperta d’inverno.




Impegnativa,

come un traguardo da conquistare.

Come una rinuncia,

Sofferta.




Come il mare e la sua irrequietezza,

incontrollabile.

Complessa,

come i tentativi di capire la gente.
Desiderata,

come un sentimento raro,

come quando si sta bene,

necessaria.




Come una ferita,

dolorosa.

Passionale,

Come pura energia.



Severa,

come una punizione,

come sonorità prolungate,

rumorosa.




Come un abbraccio vigoroso,

coinvolgente.

Sorprendente,

come solo la famiglia.




Ilaria Daddario


Partecipazione al WordShine Poetry Contest - aprile 2018, tema "La famiglia" - 3° posto.

domenica 15 aprile 2018

Sguardo basso

Fotografia di Annalisa Falcicchio

Sguardo basso e distratto, capelli che scivolano morbidi, aria assorta e mi sposto velocemente nei luoghi di una realtà che cerco di controllare, a fatica. Viaggio tanto, dovrei sentirmi abituata ai cambiamenti, alle novità, agli imprevisti; eppure ogni volta è la prima, ogni spostamento è uno scombussolio e ogni nuovo incontro è un mistero più grande di quello precedente. Sembro coraggiosa, curiosa, e mi ci sento, la maggior parte delle volte. Poi accade che, improvvisamente, mi rendo conto di non guardare fuori dal finestrino, distratta dal superficiale, dalle cose a metà, mi perdo lo spettacolo che scorre veloce. Me ne rendo conto e increspo le sopracciglia, butto fuori un sospiro consapevole, sollevo lo sguardo e in un attimo mi ritrovo: quello sguardo basso non è il mio. Io non voglio rimanere a galla, io voglio fare delle immersioni pazzesche. Con questi occhi non voglio solo vedere, voglio guardare ogni minimo dettaglio, penetrare con lo sguardo ogni centimetro di realtà che non conosco, per poi tornare ancora su ciò che già credevo di conoscere per scrutare più a fondo. Con queste mani non voglio sfiorare, io voglio toccare ogni cosa, e ogni persona, delineare ogni contorno e percepirne la concretezza. Voglio sentire, annusare e gustare. Voglio che tutti i miei sensi si sorprendano della consistenza della vita, ogni volta. E voglio guardare fuori da quel finestrino, durante ogni viaggio che farò.

Ilaria Daddario

venerdì 13 aprile 2018

Il camice bianco


Sul mio letto è posato il camice bianco. Ogni giorno, quando lo vedo, scatena in me molte riflessioni, mi fa rendere conto del fatto che è esattamente tutto ed è anche niente. Questo camice bianco è posato in realtà sulla mia passione sincera, per cosa poi, è difficile spiegare. Forse per la gente. Quella ritenuta più strana, incomprensibile e vulnerabile, folle e pericolosa, spesso patologica. O più semplicemente per la gente che crede, ammette, rischia e ha maledettamente paura; per quella gente testarda o insicura, quella che ride e piange, a volte anche nello stesso momento, che chiede aiuto, che si affida fiduciosa, appoggiando con coraggio la propria vita nelle mani di qualcuno che sappia accarezzarla, ma con cautela e competenza. Quella gente che sa raccontarsi o che ritrova pezzi di sé sparsi un po' ovunque e ha bisogno di rimettersi in ordine. Io sono quella che potrebbe riuscire a ricostruire insieme a loro un paese, delle strade percorribili, la vegetazione, degli abitanti e soprattutto una propria abitazione fatta su misura. E descrivere quanto ciò mi entusiasmi, è tutto e tanto, tranne che semplice.

Ilaria Daddario

lunedì 26 marzo 2018

La diversità




La diversità. Quando è un valore aggiunto, quando è curiosità e scoperta dell'altro e delle proprie terre inesplorate. Quando è sconosciuta e fa paura, ma trova il coraggio per continuare, per spingersi oltre ogni limite. Quando fa guardare improvvisamente con occhi spalancati ogni dettaglio che pareva inesistente o così banale. Quando spinge verso azioni impensabili prima di quel momento. Quando da' vita a sorrisi e risa sincere, grandi, indescrivibili.

Ilaria Daddario

venerdì 23 marzo 2018

L'occasione

Fotografia di Annalisa Falcicchio

Questa è la storia di un'attesa. Quanto lunga, non so dire, ma sicuramente è la storia di un'attesa stravagante.
Quando ero una ragazza immatura e testarda, spesso lei non c'era. Avevo i capelli sempre in disordine e mi curavo poco, ma l'aspettavo. La immaginavo giungere lì davanti, per me. Non telefonava e non scriveva, ma io attendevo comunque quel treno che la portasse sulle mie strade polverose: le radici dell'appartenenza non le stabilisci, quel luogo era mio e io sentivo di appartenere a quel luogo e forse anche per questo lì aspettavo. E quando aspetti, si sa, il cuore subisce alti e bassi tipo quelle maree imprevedibili che descrivono nei documentari sulla natura. Aspettavo, e quella diventava in fretta l'attesa più eccitante e angosciosa, un accumulo di così tanto di tutto, che nemmeno riuscivo più ad ascoltare quelle voci nei miei pensieri. Ero in preciso equilibrio tra il desiderio e il timore, l'esultanza e il rifiuto, saltellavo consapevole tra i miei sentimenti sempre così contrastanti e irrequieti. Mi sentivo così imperfettamente in bilico sui binari del silenzio e del rumore, nella stazione della mia curiosità. Questa è la storia dell'attesa paziente: di un treno, di una persona, di un equilibrio, di una scoperta. Di un'occasione.


Ilaria Daddario

martedì 13 marzo 2018

Panorama

Fotografia di Andrea De Biasi

Quando guardo le cose mi sembra di impazzire. Di impazzire dalla curiosità, dal desiderio, dall'interesse, dalla voglia. Ogni giorno è quello ideale, ogni luogo è assoluto, tutti sono la mia gente. Ed io non ho abbastanza occhi per godere di questa panoramica sulla realtà, la consumo in fretta, con foga, come la sigaretta che mi scivola tra le dita. Sento di possederla e in realtà non è mai veramente mia: aspiro tutto quello che riesco, avida ed incerta, mi prendo tutto quello che posso per poi lasciarla andare, allo stesso modo, ogni volta. Ed ogni volta è come la prima, ogni sguardo è quello più nuovo, ogni panorama è sempre più mio.

Ilaria Daddario

giovedì 8 marzo 2018

Primavera

Fotografia di Ilaria Daddario

Ed eccolo, un pomeriggio che ci spiega ancora la primavera, che ci insegna di nuovo di cos'è capace e ci ricorda le sue sfumature. C'è del sole che illumina la pelle timida, così disabituata ad essere esposta e riscaldata; c'è del profumo di erba umida, c'è del vento caldo e ci sono i suoni delicati dei cinguettii. Siamo in tanti su questo prato fresco, siamo con gli occhi socchiusi e i sensi che sorridono liberi, siamo di ogni età e di ogni storia, ed io vorrei conoscerle tutte. Perchè in fondo abbiamo tutti qualcosa in comune oggi, in attimi passati, in qualche futuro lontano, sempre. Solo che ce lo dimentichiamo ogni giorno.

Ilaria Daddario

domenica 4 marzo 2018

Come se non avessi peso


Un vento fresco, che accarezza i pensieri.
Uno sguardo curioso, da cui comincia un'ispirazione.
Un profumo buono, che libera fantasia e immaginazione.
Un fremito, che suscita sensazioni nuove.
Un respiro sereno, che diviene senso di leggerezza.
Come se non avessi peso.


Ilaria Daddario

venerdì 2 marzo 2018

Coraggio

Fotografia di Annalisa Falcicchio
Quante volte avrei voluto avere più coraggio.
Il coraggio di immergermi nella profondità delle cose da capo a piedi.
Il coraggio di quelle cose che non posso toccare con le mani, né vedere con gli occhi, che sono una scommessa. Probabilmente a volte ne ho avuto fin troppo, altre volte per nulla, altre ancora ho dovuto tirarlo fuori per forza. Il coraggio di fare una sorpresa.
Mi rendo conto che ne serve parecchio. Il coraggio di sentirmi elettrizzata e curiosa mentre il sipario si spalanca sul palcoscenico di uno spettacolo dal titolo mai sentito prima, che è stato un regalo e non ho scelto da sola. Il coraggio di un abbraccio, di un bacio.
Alcune volte, in bilico sul trampolino della mia esitazione, mi sono chiesta se, mi sono chiesta come, mi sono chiesta perché e ogni domanda, seppur valida, alla fine risultava superficiale.
Il coraggio di partire.
Il coraggio di passeggiare da sola e di farlo in compagnia.
Chissà se poi il coraggio è una qualità istintiva o se è il raccolto di infiniti imprevisti e chissà se poi è proprio una qualità.
Il coraggio di guardare un risultato tanto atteso, il coraggio delle scelte, di prendere l’iniziativa.
Il coraggio di non sapere, perché spesso è audace proprio un’ammissione, una consapevolezza.
Il coraggio di un errore, di un rischio più grande anche di me.
A volte è troppo autentico, costa troppo.
Il coraggio di lasciarmi scuotere l’anima dall’arte, quando parla un po’ di me e mi guarda dentro.
Il coraggio di risvegliare ciò che è assopito da tempo.
Il coraggio di iniziare qualcosa, ma anche di portarla a termine.
Il coraggio di suonare il campanello di una porta su cui manca l’etichetta col nome del residente.
Il coraggio di dare fiducia, pur sentendomi vulnerabile.

Il coraggio delle parole, quando sanno essere per me carezza e schiaffo allo stesso tempo.

Ilaria Daddario

Testo pubblicato sul magazine Colori Vivaci Megazine 

http://www.colorivivacimagazine.com/2018/03/coraggio/


lunedì 26 febbraio 2018

Una donna fatta di fretta


 Una donna fatta di fretta. La fretta era il pane quotidiano delle sue giornate. Si diceva sempre di corsa e piena di cose importanti da fare, sempre rigorosamente organizzata e dedita alle mille faccende, si diceva quasi senza tempo per sé stessa; di certo non si risparmiava nei doveri, e nei piaceri chissà. Non conosco Emilie, eppure ho imparato a conoscere la sua quotidianità, alcuni dettagli, delle cose che preferisce fare: tutto ciò che condividiamo riguarda nient’altro che lo stesso freddo quartiere londinese, due isolati di distanze tra i nostri umili appartamenti, frenetiche corse in metro e qualche breve conversazione rubata di tanto in tanto durante le attese. Qui la gente ha sempre troppa maledetta fretta e gli occhi s’incrociano solo di sfuggita. Lei non mi guarda, non mi cerca tra la folla, non mi chiede quasi nulla. Io invece la guardo, eccome, quasi tutti i giorni, a piccole dosi, più volte al giorno. Quest’estate si è tagliata i lunghi capelli: troppo disubbidienti, a suo dire. Un taglio netto, deciso come le dita che girano avide e impazienti le pagine dei suoi numerosi libri; adesso porta il collo completamente scoperto e lascia scivolare su di esso tutti i miei pensieri più impertinenti. È una donna che dice delle cose strane. Un giorno le ho detto che quella maglia blu le stava meravigliosamente e ha replicato dicendo che si veste spesso di blu perché è il colore dalle mille forme, come il mare; a volte penso alle sue insolite parole fino a sera e ne resto comunque perplesso. Se solo avesse il tempo per spiegarmi, per guardare le mie espressioni incerte ma affascinate. Cosa ci troverà mai tra quelle pagine rilegate, una storia avvincente o misteriosa, una storia sentimentale o divertente, magari una storia che somiglia un po’ alla sua, alla mia, non so. Scendo con lo sguardo lungo quel collo pallido e vorrei potesse confessarmi segretamente cosa le scalda il cuore mentre stringe il libro a sé, cosa le accende la curiosità quando piega un po’ la testa a sinistra. Vorrei alzasse gli occhi per scoprirmi mentre la guardo, vorrei che toccasse me come sfoglia quelle pagine e vorrei starci scritto io tra le fantasie di quelle sconosciute, attraenti righe che legge.

Ilaria Daddario

venerdì 23 febbraio 2018

Colori



Colori. Sfumature, luci, ombre, contrasti. Quanto e come possano accarezzare le sensazioni dell'animo umano, resta un mistero. Un brivido lungo la schiena, un lieve tremore, un piacevole stupore o un sorriso che nasce spontaneo e timido, di quelli che quasi vuoi nascondere per quanto troppo autentico possa essere. Colori di mille forme e varianti, spalmati sulla tela dalla mano di qualcuno che sa come vuole raccontarli, che sa cos'ha dentro, o forse no, chissà. Un tentativo di rappresentare un sentimento, uno stato d'animo, un momento, una passione. 
La passione, come la curiosità, motore del mondo, della motivazione della gente, del piacere di scoprire, o forse proprio di scoprirsi sempre un po' di più, per quanto possibile, per quanto giusto. Vogliamo leggerci davvero, poi? Non lo so, eppure quanto ci piace scontrarci con noi stessi, spingerci al limite di quanto sappiamo sentire. I colori, ecco, sono un modo di sentirsi, sono un mezzo per raccontare un po' di noi alla gente, a qualcuno, magari anche a noi stessi. 

Ilaria Daddario

sabato 17 febbraio 2018

Sentire


Finalmente sono sveglia. Sono rientrata a notte inoltrata, dopo ore in quel freddo vagone che tratteneva a fatica la mia impazienza. Ancora a letto, mi volto verso la finestra da cui penetra questa nuova mattina straniera. Si può desiderare appassionatamente una sensazione sulla pelle? Fremevo per quella quiete, per quel ritorno di emozioni autentiche, mi era mancato ogni angolo di quella casa avvolta nel silenzio della natura, ogni dettaglio, ogni sprazzo di luce, ogni movimento mio in quegli spazi. Scelgo senza attenzione la prima maglietta dalla pila e un jeans che indosserò disordinatamente. Non mi pettino i capelli, non importa; non indosso nemmeno le scarpe, intralciano. Corro in giardino e il mio entusiasmo incontra subito quello del mio Gaston: anime che si toccano in profondità senza troppe parole, sento che sorride. Mi alzo da terra, tolgo i capelli dal viso, respiro piano e sento l'odore intenso della campagna e di questa me finalmente e veramente appagata. Cammino a piedi nudi sul prato umido, mi faccio attraversare da quella libertà spensierata, sento il sole che mi abbraccia forte, come se avesse sentito la mia mancanza. Sono a casa, sono io, e mi chiedo come avvenga questo strano fatto. Mi chiedo come si possano percepire a tal punto come propri dei luoghi, degli oggetti, delle abitudini, dei colori, degli odori, tanto da farne dipendere la propria felicità. Mi chiedo come possano diventare necessari, come un bisogno; perché di questo in fondo si tratta: il bisogno di sentire, e di sentirsi, davvero.

Ilaria Daddario

domenica 11 febbraio 2018

Luce nuova


Una mattina invernale, dei raggi di sole caldi entrano dalla finestra, con prepotenza e audacia e riscaldano poco alla volta il mio corpo e la mia serenità. L'atmosfera è così intima e rassicurante che mi metto comoda e adagio piano anche tutti i miei pensieri, li poggio sulla sedia accanto solo per un po', svuoto la mente e mi lascio avvolgere da quella luce nuova.

Ilaria Daddario